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Colledimezzo di nuovo in Seconda Categoria.
Gioia e un po’ di amarcord….
Era giugno anche in quell’ormai lontano 1985. Il teatro era un altro - forse ancora più prestigioso di quello di Casoli - il campo di Villa delle Rose a Lanciano. Era l’ultima partita di quel lungo campionato di Terza Categoria che perdurò fino alla metà del mese, sin quasi in estate.
Il Sangro River di S.Eusanio aveva vinto il campionato sin dalla giornata precedente. Si trattava di assegnare il secondo posto e la seconda promozione. All’ultima giornata eravamo secondi davanti di un punto sul Rocca S.Giovanni , terzo. E dovevamo affrontare la quarta in classifica, il Villa Andreoli, dietro a noi di due punti, squadrone attrezzato alla vigilia per vincere alla grande il campionato: ma come spesso succede nel calcio, la compagine lancianese - che schierava molte glorie di squadre di categorie superiori, come Spal Lanciano, Castelfrentano e Fossacesia, avevano fallito le ultime due partite. Ma vincendo contro di noi e sperando in un tonfo interno del Rocca potevano affiancarci e far valere il criterio degli scontri diretti. Dovevano vincere con almeno 2 gol di scarto, in quanto noi avevamo vinto all’andata per 2-1…
In quel pomeriggio caldo e secco - niente a che vedere con la pioggia di domenica a Casoli - la gente di Colledimezzo arrivò all’ippodromo, timida, quasi impacciata. Un timore reverenziale per quella grande squadra di Lanciano, che all’andata fu fregata da un arbitro incredibilmente dalla nostra parte. Due rigori che non c’erano ci diede, che Fausto Vizioli realizzò con freddezza.
L’arbitro si sarebbe presentato dopo la partita, inaspettatamente, in piazza, e avrebbe spiegato il motivo per cui ci aveva dato quei due rigori inesistenti. Doveva vendicarsi di un dirigente dell’Andreoli, che a suo tempo aveva fatto l’arbitro, e che in una partita decisiva aveva espulso lui - allora giocatore – e tre dei suoi compagni, facendoli retrocedere. L’arbitro aveva riconosciuto l’ex arbitro, diventato dirigente dell’Andreoli, seduto in panchina! E aveva deciso di vendicarsi. E lo fece alla grande!
Dunque si andava a giocare consapevoli di ciò che era successo all’andata. Quelli ci aspettavano. Come aspettavano quelli di Rocca S.Giovanni, accorsi a decine per vederci soccombere. Erano sicuri, dopo quello che era successo all’andata – la voce si era sparsa – che i lancianesi ci avrebbero seppelliti di gol, con rabbia vendicativa.
Non andò così. Segnammo noi subito. Un tiro micidiale in mischia di Sergio Fante, il vecchio bomber che quell’anno perdonò poco le difese avversarie. La gente di Colledimezzo gridò ‘Goool’ , ma piano, quasi sottovoce, incredula. I lancianesi fremevano di rabbia. E così quelli di Rocca S. Giovanni, sgomenti.
I lancianesi si riversarono subito nella nostra area a suon di cross e tiri dalla distanza. Ma Massimo De Laurentiis e le sue lunghe braccia ci proteggevano, sicure, dai pericoli. Il Primo tempo finì 0-1. Sguardi tesi tra i lancianesi nel tornare negli spogliatoi. Silenzio tra di noi. Negli spogliatoi neppure Fausto – l’allenatore giocatore tornato dall’Atessa , dalla Promozione, come Antonio e Simone - parlò . E neppure il Capitano, Ermando Di Lello, che aveva respinto insieme a tutti noi altri gli assalti furiosi dei lancianesi. Ma lui era un tantino più duro, quasi brutale. Aveva rimediato un’ammonizione sacrosanta: un attaccante lancianese era letteralmente volato dopo un tackel con lui, che non aveva paura di nessuno. Anche domenica a Casoli in tribuna si lamentava nei primi minuti che ci aveva visti sofferenti di fronte ai paglietani più esperti, che nessuno dei nostri difensori ‘picchiava’….
A Villa delle Rose, nel 1985, in quello stesso mese di giugno, su quel terreno secco come quel giorno di caldo, nel secondo tempo resistemmo agli attacchi disperati dei lancianesi. E poi – dopo una ventina di minuti - un contropiede micidiale li mise a terra: in fuga andò Vincenzo Pietrodarchi, il padre del nostro attaccante Nicola andato a segno ieri a Casoli, insieme a Antonio e Simone. Vincenzo si presentò da solo in area e fulminò il portiere nel silenzio rotto dal solito ‘gool’ sottovoce dei nostri, assiepati nella scalinata semicircolare del Villa delle Rose.
I casi della vita sportiva.
La partita a Villa delle Rose terminò 1- 4.
Identico risultato di ieri.
Ha segnato Pietrodarchi, il figlio di Vincenzo.
Eravamo in Seconda Categoria, come domenica 5 giugno.
Ieri, al contrario, di quel che accadde in quel lontano 1985, la nostra gente è arrivata senza timori reverenziali . Con le bandiere biancorosse e il sorriso rassicurante di chi pensa: ‘ tra poco vedrete’…
I giocatori han fatto festa come usano oggi, con i cori, i gavettoni, le urla. Noi tornammo sorridenti e increduli negli spogliatoi. Ci guardavamo in faccia chiedendoci se era vero. La nostra gente sfollò quasi in silenzio, loro pure increduli. Qualcuno ci aspettò fuori, le fidanzate, le mogli, con un sorriso di soddisfazione.
La sera cenammo al Ristorante di Camillo Radomile a Bomba, seguendo la trasmissione - le prime trasmissioni televisive locali – che parlarono della nostra grande vittoria. E gustammo anche il commento amaro degli avversari, che si erano prenotati per andare ospiti alla trasmissione, pensando di vincere…
Si è sentito di nuovo quel ‘Colle Colle’ che non si sentiva da decenni, entusiasti come eravamo, delle giocate mirabolanti di Antonio , Simone e tutti gli altri. E di tutti gli altri, perché nelle interviste lo han voluto precisare, da ragazzi modesti e valenti quali sono: non solo loro due, ma tutta la squadra ha vinto. Senza il collettivo e l’aiuto reciproco in campo e fuori non si giunge a nulla. Il gioco a squadre è fatto così: armonia è uguale a risultato. Altrimenti è dura. Il malumore è un avversario in più, ben micidiale…
Sinceri complimenti da parte dell’Amministrazione comunale a tutti, giocatori e dirigenti.
Camillo Carrea










