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Ricostituita la Società Sportiva.

In autunno si riparte con il campionato di terza categoria

La ricostituzione della società sportiva, ovverosia della Squadra di calcio a Colledimezzo era sì tra i programmi dell'Ammnistrazione comunale, ma sappiamo che senza la passione, la collaborazione dei cittadini, nessun programma è attuabile.
Son passati ben sedici anni dall’ultima partita di campionato disputata sul nostro campo dalla squadra di calcio del Colledimezzo. Da allora i tempi sono cambiati ed è decisamente più difficile, oggi, creare associazioni, intraprendere iniziative costituite da volontari che si uniscono per iniziative senza scopo di lucro, come appunto una società sportiva…
Colpa del tenore di vita cambiato (in meglio?, ci si chiede.) con incremento di impegni nuovi, abitudini diverse, hobbyes vari, e senza contare la famiglia, che viene prima di tutto.
E come non tener conto dei giovani di questo tempo, i quali, come è logico che sia, sono diversi da noi che si giocava a pallone venti, trenta anni fa…
Allora per noi esisteva solo il pallone.
Era l’unico gioco, l’unico passatempo. Tutti abbiamo tirato calci a un pallone. Tutti, anche coloro che poi a calcio non hanno giocato in campionati o tornei.
Tanti anni fa nelle strade di Colledimezzo si improvvisavano partite di calcio tutti i giorni. Persino sulla strada che porta a S. Antonio, che è in salita, si giocava! Per non parlare d’ Sant’Antonij, lo ‘stadio’ di Colledimezzo, dove hanno giocato i nostri fratelli maggiori, i nostri zii, e persino qualche padre. Mitico spiazzo, lu camp’ d’ S. Antonij: in realtà era l’aia per la trebbiatura nel mese di luglio. Adibito a campo sportivo per il resto dell’anno, dovevano sudare le classiche sette camice per con forche e carriole per togliere la pagl’ l’ bald’ e la ‘cam’ .
Per poter di nuovo, finalmente, giocare a calcio.

Già, altri tempi, come si dice. Altro spirito. Non c’era altro, o almeno noi non sapevamo che vi fosse ‘altro’. Il nostro mondo era il paese. E andare ad Atessa o addirittura a Lanciano era quasi un avvenimento.
Un mondo scomparso, quello, oramai: che vive solo nei ricordi di chi ha vissuto in quegli anni, che oggi sembrano un sogno…
Del resto, come si può pensare oggi a una partita giocata praticamente a ciclo continuo, che durava un intero pomeriggio? E trenta ragazzi con la voglia matta di giocare, di correre dietro un pallone. E se non si poteva proprio giocare l’intera gara, bastavano cinque minuti in cui si era protagonisti, oppure un solo calcio al pallone che ti capitava quasi per caso, per essere felici!
Riuscirebbe a credere, oggi, a tutto questo, un ragazzo che si accinge a giocare un campionato su un campo col terreno in erba – il nostro - come quelli dei professionisti?
Potrebbe comprendere l’emozione di una maglia indossata con il numero dietro le spalle, il fischio di un arbitro vero, un campo con le linee, e una porta con la rete? Cose che a S.Antonij si sognava a occhi aperti. Eppure avvenivano, di tanto in tanto, partite di calcio, ormai leggendarie. Contro Montazzoli, Atessa, Villa S. Maria, Monteferrante, perfino con la piccola Pietrafferrazzana.
Sfide epiche, appassionanti, con contorno di pubblico assiepato sulle inferriate che ancora oggi sono lì, immutate, tra la strada e il campo. Gente guardare la partita dietro le porte fatte di tubi per l’acqua, ovviamente senza rete: e come non ricordare le corse a raccogliere il pallone a ball p’ la vign’ , se si era fortunati, sennò una corsa in discesa a ball p’ la crauc’ …

A metà degli anni settanta arrivò il torneo di Villa S. Maria, e molti di noi ebbero la fortuna di giocarvi. Tanta gente appassionata, file lunghissime di automobili strombazzanti al ritorno al paese dopo una vittoria. Il nostro mitico Raffaele, animatore entusiasta del nostro paese, tra squadre di calcio e feste paesane. Come non esprimergli gratitudine, noi che abbiamo avuto la fortuna di averlo? E lui, dobbiamo dire, è stato fortunato ad avere noi: ragazzi che volevano assolutamente giocare a pallone. Che eravamo disposti a tutto per un campionato. Giocare col freddo, con la pioggia e qualche volta con la neve, le mani e i piedi gelati, dolori dopo un infortunio… avevamo solo il pallone, noi.
E per noi era tutto, giocare a pallone.
Era dunque più facile dire ‘facciamo una squadra’…Molto di più che oggi…

Ma nonostante il fatto che i tempi, le persone, i giovani siano cambiati si è ricostituita, dunque, il 27 di Maggio scorso, la società sportiva. Una riunione al nostro Municipio ha visto molti dei ‘vecchi’ giocatori diventare dirigenti, e insieme a loro qualche appassionato di sempre…Questa la composizione del direttivo:
Giacinto Carrea Presidente. Nicolino D’Amico Vice Presidente. Segretario Gianni Di Lello. Dirigenti: Antonello Porfilio, Aurelio Di Nardo, Vincenzo Pili, Raffaello Carrea, Ermando Di Lello, Gino Di Nardo, Camillo Carrea, Giulio Pomilio, Camillo Altobelli.

Tante buone intenzioni. Ma anche la consapevolezza delle difficoltà. Colledimezzo è cambiata, i ragazzi vanno all’università, oppure lavorano, o non hanno mai giocato a calcio…
Ma è importante tentare, è importante dire e pensare che se il paese non ha una squadra di calcio, come oggi l’hanno realtà più piccole della nostra, come Civitaluparella o Borrello, è un vero peccato. Come è peccato ogni iniziativa che al nostro paese si lascia perdere, oppure si tende bistrattare, molto spesso senza alcuna ragione vera.



Camillo Carrea

www.camillocarrea.it
camillocarrea@virgilio.it

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