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Italia campione, festa in piazza.
9 luglio 2006, serata indimenticabile.
Quella di domenica scorsa è stata una serata sofferta, il cuore in gola.
La squadra francese, mirabilmente multietnica, a esprimere una civiltà sociale e un’apertura mentale che ha pochi riscontri nel mondo (ma la Francia è espressione - da sempre - di Cultura!), ha dovuto cedere ai rigori, che sono stati per noi sempre ‘perdenti’.
Alla fine ci ha pensato un abruzzese, Fabio Grosso: il grido liberatorio dell’ultimo rigore che significava il tetto del mondo, come si dice.
Ce l’aspettavamo, dopo la splendida partita con la Germania, sempre perdente con noi.
I tedeschi ancora non si riprendono dal mitico 4-3 del Settanta.
Anche quella sera del 17 giugno del 1970 c’era la televisione in piazza. Naturalmente in bianco e nero. Un pezzo di antiquariato, ai nostri giorni, dilagati dalla tecnologia elettronica. Quel piccolo televisore nulla aveva a che fare col ‘mostro’ tecnologico, mastodontico, dalle immagini nitide (quasi che Cannavaro e Materazzi e giocassero lì, davanti a noi) schierato davanti al bar in piazza, sotto la tenda parasole. Trentasei anni fa, in quella lontana notte di giugno, fu Eusilio Vizioli ad avere l’idea, allora molto originale, di portare la televisione all’aperto, quello che sua zia, la compianta zia Giovannina, teneva nel suo negozio vicino alla piazza.
L’altra domenica è stato Giulio Di Lello Zì Titto a permettere di vedere la nazionale in piazza.
Nel settanta non conoscevamo il colore. Fantascienza, allora. Ma le emozioni sempre quelle, intense, laceranti, traboccanti, di quando la Nazionale vince. Fu nel settantotto che conoscemmo il colore. Per la prima volta vedemmo gli Azzurri in azzurro.
Battemmo la Francia di Platini, proprio allora per l’ultima volta, pensate.
Anche allora Lacombe segnò subito, prima di Zidane, segnò dopo 40 secondi!
Nell’82, la sera dell’11 luglio, la serata ormai ‘sorpassata’ del Bernabeu, fu invece Carlo Vizioli ‘Sagnitto’ a portare la televisione in piazza. Un vero grido di gioia incredula. Certo, l’ultima coppa la ricordavano i nostri nonni. L’avevamo vinta nel 1938, proprio a Parigi, battendo l’Ulgheria per 4-2, nei supplementari.
L’Italia è sempre l’Italia. Unisce e fa tornare Fratelli, appunto, d’Italia…
Specie per Voi che risiedete all’estero è un’apoteosi di entusiasmo, commovente e esaltante più di quanto succeda a noi che siamo qui. E allora si scopre che tutti amiamo l’Italia, tutti tirano fuori la bandiera fino allora dimenticata. Anche coloro che non lo seguono, il calcio, e magari lo odiano proprio perchè è invadente e la gente non parla d’altro.
In queste sere invece tutti amano questo sport e si sentono partecipi.
Miracoli di un mondiale di calcio.
A Colledimezzo è successo che in piazza Vizioli si è mangiata dell’ottima pasta preparata dalla signora Rina, moglie di Emilio Di Lello ‘la guardia’.
E la porchetta che il signor Marco il barista ha provveduto a fornire.
Enrico del Peschio, ‘lu macellar’ ha preparato la tavolata.
E infine la signora Orietta, moglie di Giuliano Di Lello ‘Gimino’ ha messo in scena una torta stratosferica, un tricolore, che ha ulteriormente risvegliato i sentimenti patriottici, visto che nessuno ha rinunciato a farla ‘sua’, mangiandola cioè tutta, perché ovviamente la torta non era solo scena, tra l’altro magnifica, ma era anche consistente.
Infine Antonio Del Peschio Zampitt’ (Zambrotta, ormai per tutti) ha pensato all’impianto voce per i cantanti del dopo partita.
Il tutto alla modica cifra di dieci euro, prezzo che ha inteso coprire le spese e l’impegno.
Nel Castello D’Avalos, invece, i ragazzi della Pro Loco, che già si preparano alla Feste D’Agosto, hanno messo a disposizione uno schermo gigante che è stato meta dei giovani di Colledimezzo. Alla fine della partita tutti in piazza per cantare l’inno nazionale, e le canzoni patriottiche (persino il Piave mormorò!).
Alla Fisarmonica Biagio De Laurentiis e Armando D’Onofrio, ‘Lubbert’…
Un grazie a tutti.
Ovviamente anche agli azzurri.
Che se non altro ci regalano queste occasioni di divertimento e di ‘unione’….
Camillo Carrea




